mercoledì 5 settembre 2012

XXIII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico


Museo Civico di Rovereto, 1-6 ottobre 2012



A distanza di ventidue anni dalla prima edizione, anche quest'anno il Museo Civico di Rovereto ospiterà la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, un appuntamento irrinunciabile per tutti gli appassionati del genere e per gli studiosi. La Rassegna, diretta da Dario Di Blasi, Conservatore Onorario presso il Museo Civico di Rovereto, prevede un ricco calendario di appuntamenti e di proiezioni, con la cerimonia di premiazione finale in diretta televisiva. Le proiezioni, ad ingresso libero, si svolgeranno presso l'Auditorium del Polo Culturale e Museale "Fausto Melotti ". I film e i documentari in programma sono 100 (inclusa la Sezione speciale Archeologia e Società): si inizierà lunedì 1 ottobre, a partire dalle 15.00, con il documentario tedesco La civilisation horizontale, regia di Bettina Hutschek. A seguire, On the trail of primitive life (the Cambrian Period), film spagnolo diretto da José Ángel Delgado. Sempre nella giornata di lunedì si proietteranno: La fabuleuse histoire de la tête maori du Museum de Rouen del regista francese Philippe Tourancheau, lo spagnolo Ekainberri, nuevo cobijo per la regia di Jose Luis Castro Montoya. Alle 17.00 seguirà la presentazione e inaugurazione della XXIII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, cui seguirà la proiezione di In coemeterio. Reconstrucció d'un funeral cristià al s. V d.C. del regista spagnolo Andreu Muñoz Melgar. Nella serata, a partire dalle 20,45, si potrà assistere alla proiezioni di: Basque whalers. The tale of the last whaleboat, regia di Jon Maia, Spagna; Atlas of the two Seas, coproduzione di Inghilterra, Francia, Belgio, regia di Michael Pitts; Looting the Holy Land, palestinese, diretto da Mariam Shahin.
La seconda giornata si aprirà alle 10.00 con la proiezione dei seguenti film: il francese Des dinos sous les vignes diretto da Claude Delhaye; Les murailles du Caire, Francia, regia di Alain Lecler; Sur les traces de Tintin. Les cigares du Pharaon, Francia, regia di Marc Temmerman; l'italiano Erice Afrodite e sacro "Munti" diretto da Stefano Vinciguerra; il giordano Deep time in Tall Hisban, regia di Paul Reid;
Arte libre, Spagna, regia di Victor Cid Gonzalez; Making a reconstruction Bronze Age pot, Inghilterra, regia di Kerenza Townsend e Mike Nendick. Nel pomeriggio si inizierà alle 15.00 con lo spagnolo La presa, regia di Jorge Rivero; Tomb 33, an egyptian mystery, Francia, regia di Thomas Weidenbach; l'italiano Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, regia di Sergio Riccardi; The eagles of Alexandria, Egitto, regia di Raymond Collet; Sciamani e antenati. Le due Yurte, Italia, regia di Sergio Poggianella; The celtic legacy, Spagna, regia di José Manuel Novoa; Les dieux sont à vendre (Gods for sale), Belgio, regia di Michel Brent. Nella serata, a partire dalle 20.45 si proietteranno il film di coproduzione israeliana, canadese e statunitense Inside Jerusalem: identity and the ancient past, regia di Peter Hagyo-Kovacs; lo statunitense The Caryatid hairstyling project, regia di Katherine A. Schwab; Brand und neue Blüte, Germania, regia di Elli Gabriele Kriesch.
La terza giornata di mercoled 3 ottobre si apre con il francese Sur les traces de Tintin. Le temple du Soleil, regia di Henri De Gerlache; a seguire Aux origines de la Corse chrétienne, les églises oubliées de Propriano, Francia, regia di Virginie Berda; gli italiani Il Vaso François: il mito dipinto, regia di Franco Viviani, e Le avventure di Pizzinnina, regia di Gabriele Giuliani e di Sergio Cavaliere; quindi il francese Légères perturbations en Centre-Gaule, regia di Pénélope de Bozzi, Matthieu Lemarié e Stéphane Corréa; Caesaraugusta: el Foro, y la Casa del Fauno, Spagna, regia di Alfonso Sánchez Calvo; Mozia terra fenicia, Italia, regia di Antonio Lesi. Nel pomeriggio si potranno visionare i filmati El cobre de los Vascos (Euskaldunen Kobrea), Spagna, regia di Giorgio Studer; lo svedese Järnålder - Iron Age, regia di Daniel af Wåhlberg; il francese En Ethiopie, sur les traces des premiers chrétiens, regia di Jean-Louis Saporito; Quand les Gaulois perdaient la tête, Francia, regia di David Geoffroy; Pagine di pietra. I Dauni tra VII e VI sec. a.C., Italia, regia di Franco Viviani.
Al termine delle proiezioni, alle 17,30 è in programma una conversazione di Maria Ausilia Fadda, archeologa, già direttore archeologo della Soprintendenza archeologico di Sassari e Nuoro e direttore del Museo Nazionale di Nuoro, sul tema: Nella Sardegna del XII-VII sec. a.C. principi sacerdoti gestivano un vasto traffico di prodotti metallurgici coniugando tecnologia, ideologie religiose e potere economico.
In serata, dalle 20,45, continueranno le proiezioni con: Secrets of Stonehenge, USA, regia di Gail Willumsen; APA alla scoperta di Bologna, Italia, regia di Giosue Boetto; Expedition Höllenloch - Zur Wiege der Menschheit, Germania, regia di Tamara Spitzing.
Giovedì 4 ottobre mattina si inizia con lo svizzero L'ultima cena di Ötzi, regia di Lucio Rosa e Peter Lorenzi; quindi il greco Witness the past, regia di Angelo Andrikopoulou e Argyris Tsepelikas; Tebtynis, une ville retrouvé, Francia, regia di Alain Lecler; Augusta Bagiennorum, la città dei veterani di Augusto, Italia, regia di Mauro Ferrero; 5 meters under Zürich, Svizzera, regiadi Flavio Cardellicchio (Giò Carde); Praesidium, templum et Ecclesia 2011, Spagna, regia di Josep Maria Macias, Andreu Muñoz e lmma Teixell; Kobenkoba, centro de interpretación del arte paleolítico europeo, Spagna, regia di Alfonso Sánchez Calvo. Nel pomeriggio, dalle 15.00 si susseguiranno le proiezioni di Woman in ancient aegean coast, Turchia, regia di Hülya Önal; La route des amphores. Une histoire de la conquete des Gaules, Francia, regia di Nicolas Jouvin; Archévitis, Italia, regia di Nereo Pederzolli; Sirius, Germania regia di Alan J. Bullock; Bacchino e Vulpecula, Italia, regia di S. Riccardi e A. Petricelli. 
Alle 17,.30 si potrà seguire la Conversazione di Attilio Scienza, presidente del corso di laurea in Viticultura ed Enologia, Università di Milano, sul tema L'origine dei vitigni coltivati tra mito e storia. 
Nella serata dello stesso giorno si continuerà con le proiezioni a cominciare da Con gli occhi di un pellegrino medievale - La via romanica delle Alpi, Italia, regia di Lucio Rosa; Diolkos for 1500 years, Grecia, regia di T.P. Tassios; Tunnel to a lost world, USA, regia: Philip J Day.
La penultima giornata della Rassegna si apre alle 10.00 con il film francese Douch Ayn Manawir, oasis de Kharga, regia di Alain Lecler; Das Ende der alten Götter, Germania, regia di Elli Gabriele Kriesch; Il santuario di Giove Anxur a Terracina, Italia, regia di Francesco Gabellone; Appia tra la luna e i falò. Incontri con la storia, Italia, regia di Roberto Renna e Massimo Franchi. Nel pomeriggio si assisterà alla proiezione di Nasca lines the buried secrets, USA, regia di Philip J Day; The 2000 year-old computer, Regno Unito, regia di Mike Beckham; Lost cities of the Amazon, USA, regia di Philip J Day.
Alle 17.50 Giuseppe Orefici, archeologo, responsabile per la Missione Archeologica degli scavi di Nasca - Perú, ci illustrerà il tema Civiltà "sepolte" dalla giungla amazzonica.
In serata si potrà seguire "Scienza e tecnica e Mondo Antico", indagini, interviste e considerazioni con personalità, immagini e video condotti da Piero Badaloni in diretta su multipiattaforma televisiva nazionale e internazionale.
La giornata conclusiva, sabato 6 ottobre, dalle 10.00, saranno proiettati gli ultimi film: 212 a.C. - 2012 "Il Console Marco Claudio Marcello alla conquista di Siracusa". L'assedio di Eloro, Leontinoi, Megara, Italia, regia di Agostino De Angelis; Das Bronzekartell: Wirtschaftsboom am Mittelmeer, Germania, regia di Franz Leopold Schmelzer e Gerhard J. Rekel.
Alle 11.15 Massimo Vidale, archeologo con missioni di scavo in Iraq e Pakistan, docente di Archeologia delle Produzioni, Università di Padova, parlerà sul tema: Valle dello Swat-Pakistan, Dhiqar-Nassiria-Iraq: archeologia del dopoguerra.
Nel pomeriggio di sabato, dalle 15.00, le proiezioni di L'Amigdala dimenticata, Italia, regia di Agostino La Torre; Viaggio tra i Nilo-Camiti, pastori della Savana africana, Italia, regia di Alfredo e Angelo Castiglioni; Paestum: verso una manutenzione programmata, Italia, regia di Giuseppe Casu; Die Wiederkehr des Pharao, Germania, regia di Bertram Verhaag; The Parthenon Project, USA, regia di Jenifer Neils.
Alle 17.30 la Conversazione sul tema Il tempio G di Selinunte: nuove ricerche. Selinunte perla preziosa del patrimonio culturale siciliano: fascino e suggestioni cui parteciperanno Mario Luni, archeologo, docente di Archeologia greca e romana, Univ. di Urbino, Caterina Greco, direttore del Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore, e Nicola Bonacasa, docente di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana, Univ. di Palermo.
In serata, a partire dalle 21.00, dopo la proiezione del film italiano Pompei, diretto da Massimo My, si svolgerà la cerimonia di premiazione del film più gradito al pubblico, cui sarà assegnato il premio "Città di Rovereto-Archeologia Viva". Seguirà la proiezione del cortometraggio premiato nel concorso nazionale "Archeo-Ciak" (concorso indetto dall'Ente Parco della Valle dei Templi di Agrigento in collaborazione con Rassegna e Archeologia Viva).

Museo Civico
Borgo Santa Caterina, 43
I-38068 Rovereto (Trento)
tel +39 0464 452820 (numero diretto)
fax +39 0464 439487


Altre informazioni sul sito www.museocivico.rovereto.tn.it

martedì 4 settembre 2012

Intervista a Sabatino Moscati; archeologia e tecnologie digitali

 


Riporto qui un'intervista a Sabatino Moscati del 22 aprile 1996, pubblicata nella Biblioteca digitale del sito MediaMente.it (Rai Educational).

Archeologo esperto della cultura punica e fenice, Sabatino Moscati è stato un divulgatore della nuova conoscenza al grande pubblico. Nato a Roma nel 1923, Moscati scoperse la città punica di Monte Sirai in Sardegna, oltre che una serie di fortezze dell'epoca punica in Tunisia, in Sicilia ed in altre regioni del bacino mediterraneo. Prima dell'impegno di Moscati la conoscenza della civilizzazione punica del secondo e terzo secolo avanti Cristo era in gran parte messa in ombra dalle opere sulla civilizzazione romana ed etrusca.
Membro e poi presidente della prestigiosa Accademia dei Lincei, Moscati era un convinto sostenitore della divulgazione della scienza. Nel 1985 fondò Archeo, mensile mirato alla facile comprensione dell'archeologia, per il quale scriveva regolarmente l'editoriale. Ha pubblicato una serie di articoli nel Corriere della Sera. Sabatino Moscati è morto a Roma l'otto settembre 1997 all'età di 74 anni. 





Non è impressionante poter ricostruire il volto di uomini del passato attraverso le tecnologie digitali?

Sì, è impressionante rivedere il volto degli uomini del passato. Ma quel che più importa è l'esattezza della ricostruzione. In realtà il principio su cui si basa questa ricostruzione è abbastanza semplice, nel senso che esiste una corrispondenza, medicalmente provata, tra le parti dure e le parti molli del viso. Sicché, se si ha un cranio ben conservato, è possibile ricostruire quanto rimane del volto. Naturalmente l'interesse di questa ricostruzione concerne soprattutto i personaggi celebri. Così è stato, per esempio, nel caso di Filippo II di Macedonia, di cui si è trovata la tomba in Grecia: in essa è stato trovata una salma che, senza ombra di dubbio, è lui. Con questo metodo si è ricostruito il volto e questo viso è risultato identico sia alle raffigurazioni che abbiamo di lui, soprattutto nelle monete, sia ai racconti degli antichi storici. E' stato possibile anche riscontrare la veridicità della notizia, tramandataci dagli storici antichi, di una cicatrice sul viso a seguito di un colpo di arma da taglio: questa cicatrice, che aveva inciso sull'osso, è riemersa nella ricostruzione.
E' molto diffusa anche la ricostruzione di ambienti architettonici e di siti archeologici. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, in che cosa ci può aiutare la realtà virtuale?
 
La ricostruzione virtuale dei monumenti ha naturalmente funzione di conoscenza, ma soprattutto didattica. Il monumento ricostruito virtualmente, infatti, può essere studiato nella sua totalità anche se è conservato nella sua parzialità. Naturalmente la ricostruzione è subordinata a quanto se ne conserva. Non è possibile restituire virtualmente l'integrità di tutti i monumenti. Anche qui la precisione è totale, perché esistono delle corrispondenze tecniche tra le parti conservate e le parti decadute o scomparse e anche qui esistono le narrazioni degli antichi storici o delle fonti letterarie. Tuttavia va sottolineato il fatto che manca una componente fondamentale, cioè l'uomo che si muove negli ambienti.
Quindi Lei concorda con le tesi di Gardin, l'archeologo francese, che ha delineato un'epistemologia generale dell'informatica umanistica, ritenendo possibile costituire una nuova epistemologia intorno all'archeologia?
 
Gardin è un vero e proprio genio dell'informatica e, soprattutto, è l'unico che l'abbia applicata, con metodi avanzatissimi e con esperienze dirette sul campo, all'archeologia. In sintesi, si può dire che l'avvento dell'informatica costituisce il passaggio dalla approssimazione all'esattezza. Questa è la grande novità dell'informatica. Noi ricostruivamo i monumenti del passato, i reperti, gli oggetti, gli ambienti, sempre con qualche "forse" e qualche "probabilmente". Oggi abbiamo la possibilità, in tempo reale, di avere dei dati di una precisione straordinaria. Vorrei dire di più: è l'archeologia che cambia. E' nata come scienza storica, come una scienza che esplora il passato per ricostruirne la vita, le vicende; ora è diventata una scienza di frontiera, a metà strada tra l'umanesimo e la tecnologia, con i metodi delle scienze esatte. L'immagine dell'archeologo che scavava da solo, che andava avventurosamente sui luoghi appartiene, ormai, ad una visione romantica di questa disciplina. Oggi il lavoro è svolto da "équipe" tecniche, in cui sono presenti le varie specializzazioni. Non credo che esista una scienza di frontiera, al convergere dell'umanesimo e della tecnologia, come è attualmente quella archeologica. L'informatica, comunque, rappresenta un grande salto di qualità in ogni campo della ricerca scientifica.
Lei ritiene che tutto questo potrà offrire nuove opportunità di lavoro agli archeologi o, comunque, a chi lavora nel campo della ricerca umanistica?
 
Dovrebbe offrirle. Naturalmente il problema dell'opportunità di lavoro, è un problema più vasto e dipende dai Paesi, dalla loro condizione, dalle loro prospettive. Sicuramente si tratta di una scienza nuova; la varietà delle sue implicazioni, la complessità, l'originalità possono effettivamente rappresentare dei nuovi sbocchi professionali e di specializzazione. In alcuni Paesi ci sono più mezzi. In Italia, negli ultimi tempi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, mantenendo fede alla sua stessa natura, ha avviato, avvia e sostiene, una serie di imprese dalle varie componenti umanistiche e scientifiche: tra queste c'è anche l'archeologia.
Qual è, in sostanza, la Sua opinione su questa nuova, inedita alleanza tra cultura scientifica e tecnologica e cultura umanistica, soprattutto nel campo dell'informatica, dove è sempre più evidente questa convergenza?
 
Anzi tutto vorrei dire che l'informatica rappresenta e determina in modo del tutto naturale e ovvio questa convergenza, dal momento che l'informatica è un metodo di approccio alla ricerca applicabile a tutte le discipline. Nello specifico, la convergenza tra umanesimo e tecnologia è un segno del nostro tempo. L'Accademia dei Lincei ne è un'antesignana, come è dimostrabile attraverso una serie di iniziative sempre più congiunte tra le due classi dell'Accademia. E così sarà la scienza del futuro: sempre più interrelata di pari passo con l'aumento delle specializzazioni; in altre parole, convergeranno sempre più le prospettive, le metodologie. In realtà umanesimo e tecnologia sono due facce di una realtà unica, ossia la ricerca scientifica.
Lei pensa anche che una rete come Internet possa giovare alla diffusione della conoscenza e non essere soltanto un circuito di mero intrattenimento? Per quanto riguarda l'archeologia, secondo Lei Internet può rappresentare un veicolo in più a disposizione soprattutto dei giovani ricercatori che, in genere, trovano difficoltà nel reperire spazio sulle riviste specializzate?
 
Innanzi tutto, ritengo che, probabilmente, la società non si è ancora resa conto di questa rivoluzione che si sta svolgendo sotto i propri occhi: informare significa conoscere, vale a dire ottenere in tempo reale quelle informazioni che, fino a poco tempo fa, si chiedevano per lettera e arrivavano limitate e imperfette. Siamo in un momento di snodo, di svolta, della ricerca scientifica, perché le tecnologie ci hanno sopravanzato e le stiamo inseguendo per ricostituire un equilibrio. In effetti la comunicazione del sapere e dei risultati della ricerca sta assumendo un ritmo talmente vertiginoso che, torno a dire, ancora non ci rendiamo conto di questo, ma è un momento di trasformazione profonda verso un futuro che sarà, senza dubbio, diverso e migliore. Resta il problema dell'utilizzo delle forze umane e della sistemazione dei mezzi per vivere di coloro che partecipano alla ricerca, un problema grave, particolarmente nel nostro Paese.

domenica 2 settembre 2012

La televisione didattica di Roberto Rossellini



di Caterina Pisu


Roberto Rossellini, il maestro del cinema neorealista, fu senza dubbio un anticipatore dei tempi in tema di divulgazione della storia. Secondo alcuni egli fu innanzitutto "un grande documentarista che a fatica si è inserito all'interno del cinema a soggetto portandosi ostinatamente dietro gli straordinari strumenti che aveva sviluppato per inseguire quella originaria vocazione" (v. "Carlo Lizzani. Cinema, storia e storia del cinema", a cura di G. De Santi, B. Valli, De Liguori Editore 2007, p. 21). Questa sua passione iniziale si concretizza nell'ultima parte della sua carriera, negli anni Sessanta e Settanta, quando scopre lo strumento televisivo come "risorsa tecnologica e linguistica nuova" (De Santi 2007, p. 22)
e inizia a lavorare per la televisione italiana e francese. Essendo uno sperimentatore, egli trova nel documentario una possibilità di espressione che lo attrae e che gli consente di divulgare temi culturali presso il pubblico di massa, dando vita a una sua idea, del tutto originale, di "televisione didattica". Rossellini voleva "che il cinema servisse come mezzo di conoscenza, che avesse un valore culturale, che fosse un’apertura della coscienza" e questo fu l'obiettivo di tutta la sua lunga carriera.
Scrive Edoardo Bruno nell'Enciclopedia del Cinema Treccani: "(...) Come egli stesso avrebbe insegnato agli allievi dell'Università di Houston in una serie di lezioni tenute in qualità di visiting professor, per mettere in crisi lo stesso sapere con un altro sapere, per trasformare "il divertimento in conoscenza", bisogna porsi il problema della popolarità, non come comodo alibi ma in quanto traguardo da conquistare. Di queste idee fu anzitutto testimonianza la serie dei documentari televisivi L'Età del Ferro (1964), realizzata in varie puntate dal figlio Renzo (nato dalla prima moglie, la costumista Marcella De Marchis) su soggetto, sceneggiatura e supervisione di R., contributo a questo suo modo di considerare la Storia come un continuo cammino dell'uomo, partendo da un nucleo unitario ‒ la Toscana, l'Etruria ‒ dall'Età del Ferro sino alla cronaca dei nostri giorni". (Enciclopedia del Cinema (2004), voce "Rossellini Roberto" di Edoardo Bruno). Anche nella sua produzione cinematografica più tarda il regista si mostrò spesso interessato ai temi storici. Ricordiamo: Il Messia (1975), Gli atti degli Apostoli (1968), Socrate (1970), Pascal (1971), Cartesius (1974), La prise de pouvoir par Louis XIV, Viva l'Italia!, Anno uno (1974).
Per tornare, però, alla sua produzione per la televisione, analizzando in particolare L'Età del Ferro, documentario trasmesso sul secondo canale dalla RAI nel 1965, e La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza, altro documentario TV in dodici episodi, del 1970, se in entrambi i casi Rossellini non compare come regista, il suo stile è comunque inconfondibile. In questi filmati lo si può vedere nel ruolo di narratore perché "l'iconografia della televisione culturale non lo spaventa" ("I film di Roberto Rossellini" di S. Masi, E. Lancia, Gremese Editore, 1987, p. 100) ma, anzi, è convinto dell'importanza del ruolo didattico che questa può svolgere a favore di tutta la società. Rossellini non fa un tentativo di selezione degli argomenti ma concentra tanti spunti di racconto e di riflessione in questi documentari, operando una sorta di collage che include brani di documentario e di recitazione ("I film di Roberto Rossellini" di S. Masi, E. Lancia, Gremese Editore, 1987, p . 100). Un progetto enciclopedico ambizioso che, forse per questa sua pretesa di completezza, non fu molto apprezzato dalla critica del tempo che gli rimproverò un eccesso di semplificazione. L'opera documentaristica di Rossellini resta comunque una tappa importante della sua carriera ed ha certamente influenzato la televisione culturale e scientifica divulgativa dei nostri giorni. 

l'utilizzo di questo contenuto è consentito unicamente citando la fonte)

 

Archeologia e cinema



L'interesse del cinema per il mondo antico non nasce direttamente dall'archeologia, bensì dai romanzi storici e d'avventura, un genere di moda tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Quasi che ci fosse, da parte dei cineasti, la necessità di un filtro per offrire a un pubblico vasto una realtà lontana e non presente nel bagaglio di conoscenze dello spettatore comune, che decreta il successo o l'insuccesso commerciale di un film.

I primi colossal

Il primo tentativo cinematografico fu la versione muta di Ben Hur, realizzata nel 1907 dal regista Sidney Olcott: fu anche la prima sceneggiatura di un certo peso tratta da un romanzo. Nell'era del muto seguirono non pochi film, sia di Hollywood sia di produzione italiana: tra i colossal americani va ricordato in primo luogo il grandioso Intolerance di David W. Griffith, del 1916, ambientato in diversi scenari del mondo antico. L'Italia non fu da meno e realizzò produzioni grandiose come la prima versione di Quo Vadis, del 1913, con ben 5000 comparse, e Cabiria, del 1914, al quale collaborò Gabriele D'Annunzio. A essere privilegiati erano in genere i temi greci e romani; ma anche Cartagine, Babilonia e, soprattutto, l'antico Egitto stimolarono la fantasia di sceneggiatori e registi.
Gli ultimi giorni di Pompei, tratto dal romanzo di George Bulwe-Lytton, ebbe numerose versioni cinematografiche, non meno di una dozzina, in Italia e negli Stati Uniti, come del resto accadde con Ben Hur, Quo Vadis? e Spartacus. La più interessante è probabilmente quella girata con grandi mezzi in Italia nel 1925, un vero e proprio colossal soprattutto se ci si rapporta ai tempi. Il testo Quo Vadis?, di Henryk Sienkiewitz, era stato portato sullo schermo l'anno precedente, addirittura con le scenografie di Armando Brasini, l'architetto del Ponte Flaminio e di tanti altri monumenti antichizzanti di Roma.

L'era degli studios


Dopo l'interruzione della guerra venne il successo di Sansone e Dalila, diretto nel 1949 dal grande Cecil B. DeMille. Da lì nacque la fortunatissima serie dei film e di remake americani degli Cinquanta e dell'inizio dei Sessanta: spiccano tra tutti il Giulio Cesare di Joseph Mankiewicz, tratto da Shakespeare, con la memorabile interpretazione di Marlon Brando nelle vesti di Antonio; la nuova versione di Quo Vadis?, del 1951, con un giovane Sergio Leone come aiuto regista e l'indimenticabile Nerone di Peter Ustinov; quella di Ben Hur, del 1959, diretta da William Wyler con la collaborazione, tra gli altri, di Mario Soldati e l'interpretazione di Charlton Heston, pellicola premiata con 11 Oscar; il superbo Spartacus di Stanley Kubrick, del 1960, centrato sulla figura di Kirk Douglas nella parte dello schiavo trace che si ribellò a Roma. Nacquero anche i colossal biblici, che dovevano non poco all'archeologia del Vicino Oriente: si pensi soltanto a I Dieci Comandamenti, che fu il primo di una lunga serie. 
Sulla scia dei successi americani, in Italia, tra Tirrenia e Cinecittà si produssero negli stessi anni centinaia di cosiddetti "pepla", come venivano chiamati: cos come c'erano i film di cappa e spada, s'inventarono i film di peplo e spada! Purtroppo il livello era in genere assai basso, e più godibili sono le parodie comiche del genere, talvolta interpretate dal geniale Totò. 



Negli Stati Uniti la moda passò soltanto a causa di un disastro economico: la celebre produzione di Cleopatra, con Elizabeth Taylor (e certo Cleopatra non fu mai tanto bella!), costò la bellezza di 45 milioni di dollari - siamo nel 1963 - e si riveò un fiasco clamoroso; la casa di produzione, la Twentieth Century Fox. rischiò addirittura il fallimento. Così, per timore di ulteriori fiaschi, si interruppe bruscamente la tradizione hollywoodiana, mentre continuava quella sulle rive del Tevere: sempre più limitata alle produzioni televisive, sia pure di un certo impegno. Tra l'altro, le produzioni televisive dettero maggiore spazio all'antichità greca, in particolare con le avventure dell'Odissea, e al mondo biblico, con infinite ripetizioni delle storie evangeliche.
Si ebbero, del resto, anche produzioni di qualità: ad esempio il Satyricon di Fellini, del 1968-69, ispirato al celebre romanzo di Petronio Arbitro - in cui va in scena la "felliniana" cena organizzata dal nuovo ricco Trimalcione - oppure Il Vangelo secondo Matteo e Le Mille e una Notte di Pasolini, quest'ultimo girato sui bellissimi sfondi delle architetture yemenite, allora poco note. In queste produzioni c'è una sostanziale ricerca di un'alternativa alle fanfare e ai lustrini di Hollywood, fino nella scelta di musiche e costumi etnici, quasi a creare un'antichità del pensiero il più possibile distinta dalla realtà odierna.

Da Indiana a Gladiator


Ma le avventure dell'antichità in pellicola non erano ancora finite: a distanza di decenni dal fiasco di Cleopatra, Hollywood si è nuovamente gettata nelle avventure dell'archeologia. L'inizio di questa nuova fioritura va ricercato nella saga di Indiana Jones, simpatico ma improbabile archeologo cacciatore di tesori, alle prese con un Antico suggestivo, anche se irreale. La sola idea che gli obiettivi di un archeologo possano essere l'Arca dell'Alleanza o il Santo Graal non può che nascere in un ambiente imbevuto di religiosità confusa. Come altrettanto confusa risulta l'illustrazione dei modi di lavoro di un archeologo.
Più di recente il mondo del cinema, appena riavutosi dall'ubriacatura di Titanic, è stato travolto da Gladiator. Pareva impossibile che Hollywood, alle soglie del XXI secolo, potesse essere in grado di togliere quella patina di mufa e polvere dal genere dei "pepla"; ma bisogna dare atto al regista Ridley Scott di aver reso la storia avvincente e vicina al gusto del pubblico odierno.
Colpisce il fatto che già negli anni Cinquanta il grande semiologo Roland Barthes, prendendo ad esempio il Giulio Cesare di Mankiewicz, rilevasse quanto di mistificatorio ci fosse nei film ambientati nell'antichità. Ma ormai non c'è più neanche il filtro dell'interpretazione shakespeariana dell'antichità, un tempo inevitabile nel mondo anglosassone. I personaggi pensano e agiscono emotivamente con criteri moderni, seguendo pedissequamente l'elementare catalogo dei comportamenti leciti e dei buoni sentiment che vale nell'America di oggi, o almeno nel suo universo di celluloide. Nessuno pretende che si possa ricostruire uno scenario di duemila anni fa con esattezza filologica ineccepibile, ma neppure è accettabile che del mondo antico si dia un'idea così pesantemente falsata. Gladiator, per esempio, pur essemdo un film riuscito, aleggia in un passato indefinito e indistinto, sospeso tra antichità e medioevo.
Attendiamo a questo punto la versione cinematografica dei nuovi romanzi storici, dal Ramses di Christian Jacq all'Alessandro Magno di Valerio Massimo Manfredi.
Resta da esaminare un altro genere: il documentario archeologico. Sempre più seguiti, grazie a fortunate trasmissioni televisive di divulgazione scientifica che li programmano con regolarità, queste produzioni sono purtroppo schiave dell'audience: in esse va comunque e sempre inserito un alone di mistero, anche quando non ve ne sarebbe traccia negli scenari descritti. Anche qui vien fatto di chiedersi se non sarebbe possibile una maggiore aderenza ai fatti, e asupicabile uma maggiore fantasia nella scelta dei temi; anche se rispetto a tempi non lontani, in cui tali documentari fantasticavano tutt'al più di Atlantide, qualche passo in avanti è stato fatto, grazie anche al supporto informatico che oggi permette ricostruzioni del reale altrettanto suggestive quanto gli scenari del mistero.
Che cosa si produrrà nei prossimi anni è difficile dire: certo è che il mezzo dell'immagine televisiva e cinematrografica sarà ancora a lungo usato; c'è da sperare che la ricerca di spettacolarità e la caccia all'audience non facciano definitivamente piazza pulita di ogni rigore scientifico.

Tratto da: Divi del grande schermo in "I segreti dell'Archeologia", Enciclopedia diretta da G. M. Della Fina, De Agostini 2001

martedì 31 luglio 2012

La maledizione di TutanCameron: Olimpiadi, maledizioni dell'antico Egitto e il giovane Premier britannico...

di Caterina Pisu


Non è vero ma ci credo. E così anche i britannici cominciano a diventare superstiziosi, tanto da attribuire al loro premier, David Cameron, la stessa fama di attira-guai del Faraone Tutankhamon. Un'atmosfera inquietante aleggia, ormai, nel villaggio olimpico e gli atleti britannici si sentiranno di certo più al sicuro se Cameron si terrà a debita distanza dalle aree di gara. Ne sanno qualcosa (secondo il Corriere della Sera) il velocista Cavendish e i tuffatori Daley e Waterfield, tutti favoriti per una medaglia ma che non hanno centrato l'obiettivo. E chi c'era ad assistere alle loro gare? David Cameron!
Ci sarebbero addirittura precedenti in passato: un mese fa Cameron era a Wimbledon e anche Andy Murray perse in finale. Nel 2010 è stata la volta del calcio: l'Inghilterra perse contro la Germania mentre il primo ministro assisteva alla partita dalla tribuna delle Autorità. Ormai i britannici ne sono certi: non può essere solo un caso!

giovedì 19 luglio 2012

Aquileia film festival: cinema e archeologia


La manifestazione è in programma dal 25 al 27 luglio



Sono sette i lungometraggi che concorreranno, dal 25 al 27 luglio, alla terza edizione di 'Aquileia film festival', la rassegna del documentario archeologico organizzata dalla fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia viva e il Museo civico di Rovereto
Le proiezioni avverranno all'aperto nella suggestiva cornice del centro storico di Aquileia.

Il 27 luglio avverrà la consegna del premio "Aquileia" al film che avrà riscosso il maggior gradimento. Il premio consiste in un prezioso mosaico realizzato  dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo (Pordenone). Ogni sera, nell'intervallo tra i film, si svolgeranno gli "Incontri con il personaggio", interviste di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ai più importanti studiosi del mondo antico.
I documentari che partecipano alla rassegna provengono, oltre che dall'Italia, anche dalla Francia e dalla Germania e sono stati selezionati da Dario Di Blasi mentre le traduzioni sono a cura di Claudia Beretta, Maura Sirtori ed Elena Valle. Le proiezioni, gratuite e libere, in caso di maltempo si svolgeranno nella vicinissima sala Romana.

Fonte: ANSA 

(Ringrazio Laura Di Nitto che mi ha girato la notizia)

venerdì 15 giugno 2012

Aspettando il solstizio…. in compagnia degli Etruschi

Museo Nazionale Etrusco e area archeologica della città etrusca di Kainua, Marzabotto (BO)

Rievocazione emozionale del momento significante del rito di fondazione della città: l'attesa del giorno propizio, la veglia notturna, l'avvento dell'alba e l'istante auspicale dell'unione dei Mondi

Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 giugno, l’antica città etrusca di Kainua rivivrà il momento magico della sua fondazione al termine di una lunga notte bianca che tra incontri, visite guidate, rievocazioni storiche, bevande antiche e cornamuse, traghetterà il pubblico dalla mezzanotte alle prime luci del giorno.
La notte di Marzabotto inizia con "Aspettando Kainua" alla Stazione FFSS di Marzabotto alle 16:45, ora d'arrivo del treno partito da Bologna alle ore 16:04.
Da qui, dopo una breve passeggiata lungo il fiume di un'ora circa, si arriva all'area archeologica della città Etrusca  dove, alle ore 18, il Direttore del Museo, Paola Desantis, conduce una visita guidata gratuita all'impianto urbano, unico al mondo, di Kainua, scandito dalle ampie strade che si incrociano ortogonalmente, suddividendo in modo regolare lo spazio orientato secondo i canoni dell’etrusca disciplina. La visita si snoda, sullo sfondo dei calanchi, dai resti dell’abitato sul vasto pianoro, alle costruzioni sacre dell’acropoli, alle aree funerarie subito al di fuori della città dei vivi.
Dalle ore 19:30 si può cenare all'etrusca nel centro cittadino di Marzabotto dove l'Associazione Turistica Pro Loco di Marzabotto, in collaborazione con la Trattoria Enoteca Barsotti, organizza una cena a base di piatti pervenutaci dalla tradizione etrusca accompagnati da musiche dal sapore antico (il costo della cena è di 20 euro a persona, bambini 10 euro. In caso di maltempo, la cena viene servita presso La Casa del Popolo. È consigliata e gradita la prenotazione ai numeri 051.932586 e 347.1305233)
I rievocatori di Methlum Kainual durante l'esibizione dell'anno scorsoDopo cena, spettacolo di animazione e "Il Rischia-Etrusco", gioco a quiz con ricchi premi
Chi lo desidera, può rientrare a Bologna in treno con l'ultima corsa che parte da Marzabotto alle 20:55 ma ovviamente noi speriamo che passiate la notte con noi, prendendo semmai il primo treno di domenica mattina che parte per Bologna alle ore 6:44.
I più valorosi possono invece accodarsi alla suggestiva fiaccolata organizzata dal Popolo di Kainua, Methlum Kainual, che capitanato dal responsabile scientifico di ArcheoStorica, Corrado Re,  parte dal centro cittadino alle 23:30 con destinazione Museo Nazionale Etrusco "Pompeo Aria" di Marzabotto.
Consigliamo a tutti di portare una torcia e un plaid
Qui comincia la notte bianca di "Aspettando il solstizio... in compagnia degli Etruschi", in cui si aspetta il levar del sole tra concerti, letture e visite guidate
Verso Mezzanotte arrivo del Popolo di Kainua al Museo dove sarà accolto dal Soprintendente Filippo Maria Gambari e dal Direttore del Museo Paola Desantis che presenteranno le Archeologite 2012 “Le opere, i giorni e le stagioni sull’altopiano di Misano”
Corrado Re introdurrà alle tematiche della rievocazione Storica e illustrerà Origini e finalità del Festival di Kainua.
All’una di notte inizia "Una notte al Museo in compagnia degli Etruschi", in collaborazione con ArcheoStorica e Teatro Marzabotto in Scena. Nel corso della visita guidata condotta da Paola Desantis,  le immagini dei personaggi più significativi presenti nel museo riprenderanno vita per raccontare, nella notte più breve dell’anno, l’intreccio delle loro storie sull’antico pianoro.
Segue "Il risveglio degli Etruschi", con Luigi Sbaffi che introduce un gioco di ruolo da tavolo, e "Intermezzi di antichità", gli Etruschi come ci appaiono nei testi antichi.
Alle 3, Filippo Maria Gambari parla di "Orzo, miglio, sorbe, mille modi di creare ebbrezza con l’acqua", singolare viaggio nella storia della birra con successivo dibattito che culminerà nella degustazione di birra di castagna offerta dal birrificio Beltaine di Granaglione.
Alle 4, "Libagioni fra riti e ludi, aspettando l’alba". La veglia di solstizio si dipanerà tra riti, ludi e libagioni con buffet offerto da Coop Reno di Marzabotto, Birra Beltaine di Granaglione e Agriturismo La Quercia di Marzabotto. Con l’occasione si potrà degustare in anteprima la “pozione” RASNA KAINUAL ideata dal gruppo dei rievocatori di Marzabotto
Prima dell'alba, la veglia si sposterà sull’Acropoli dove l'archeologo Antonio Gottarelli illustrerà il rito di fondazione nel magico lucore della prima aurora d’estate. Immediatamente dopo, si camminerà fino al punto centrale della città, presso il decussis, dove si rivivrà la magia dell’alba di un solstizio d’estate nell’antica città etrusca.
Nel mondo antico, la fondazione di una città era strettamente legata al tentativo di definire in terra uno spazio che ricalcasse in qualche modo l’ordine ideale del cielo. Cosa si nasconde dietro le molteplici costanti che si ritrovano nei riti di fondazione delle città, anche a distanza di miglia e di secoli? L’evocazione guidata del rito di fondazione della città etrusca di Marzabotto illustrerà al pubblico queste difficili e affascinanti problematiche.
Il sorgere del sole, poco dopo le 5, sarà scandito dalle note del suggestivo concerto di cornamusa di Pietro Malaguti seguito dalla processione alla necropoli orientale per il saluto agli antenati.
La notte bianca si chiuderà con il ritorno al museo dove agli audaci “traghettatori della notte” sarà offerto un caldo e dolce conforto.
L'iniziativa è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, Museo Nazionale Etrusco "Pompeo Aria" di Marzabotto, e Provincia di Bologna in collaborazione con Comune e Pro Loco di Marzabotto, Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, Coop Reno di Marzabotto, Birra Beltaine di Granaglione, ArcheoStorica APS, Methlum Kainual-Popolo di Kainua APS, Gruppo Archeologico Bolognese, Agriturismo La Quercia e Bar Daniela di Marzabotto
Progetto :
Direzione del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto, Dipartimento di Archeologia, ArcheoStorica APS
Coordinamento e Regia:
ArcheoStorica APS
In collaborazione con :
Associazione Teatro Marzabotto in Scena, Methlum Kainual APS, Risveglio degli Etruschi APS
In copertina: Situla della Certosa. Uomo con aratroLa partecipazione è libera e gratuita; è gradita la prenotazione.
In occasione della manifestazione il Museo attuerà apertura continuata e ingresso gratuito nelle giornate di sabato 23 e domenica 24.
Nella notte fra il 23 e il 24 il museo attuerà un’ulteriore apertura straordinaria da mezzanotte alle 3 del mattino.
Il Bar Daniela, all'interno dell'area archeologica, effettuerà un’apertura straordinaria per tutto il corso dell’evento
La notte bianca di Kainua chiude la quinta edizione delle ArcheoloGITE BOLOGNESI 2012, festa primaverile che ha legato in un percorso sia virtuale che concreto i musei e le aree archeologiche della provincia di Bologna.

MARZABOTTO
Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria”  ed area archeologica dell'antica Kainua/Marzabotto
Ciò che fa di Marzabotto, l’antica Kainua, una testimonianza unica nell’ambito della civiltà etrusca è la straordinaria conservazione - dovuta all’abbandono dei luoghi a partire dall’invasione celtica del territorio - dell’originale impianto della città, scandito dalle ampie strade che si incrociano ortogonalmente, suddividendo in modo regolare lo spazio urbano orientato secondo i canoni dell’etrusca disciplina. La visita si snoda, sullo sfondo dei calanchi, dai resti dell’abitato sul vasto pianoro, alle costruzioni sacre dell’acropoli, alle aree funerarie subito al di fuori della città dei vivi. Nel museo all’interno dell’area archeologica - dedicato a Pompeo Aria, organizzatore del primo nucleo della collezione - sono raccolte le testimonianze, ricche di suggestione, della vita della città, che prosperò dalla fi ne del VI alla metà del IV secolo a.C., con i ricchi corredi delle necropoli, le ricostruzioni di tetti ed alzati delle case, le statuette votive in bronzo e la testa di Kouros, insieme a testimonianze dal territorio circostante (i ricchi corredi funerari etruschi da Sasso Marconi).
Orari di apertura
Museo: aprile-ottobre da martedì a domenica 9-13 e 15-18,30; novembre-marzo da martedì a domenica ore 9-13 e 14-17,30. Chiuso lunedì.
Area archeologica sempre aperta: aprile-ottobre ore 8-19; novembre-marzo ore 8-17,30
Ingresso intero € 2, ridotto € 1, gratuito fino ai 18 anni e per i maggiori di 65, docenti e studenti di scuola superiore e di alcune facoltà universitarie


Tratto da: http://www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/marz_kainua_2012.htm